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Castello di Piticchio

informazioni

Uff. Turismo

Tel. 0731 984561

 

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I 9 castelli costituiscono una delle attrazioni principali del territorio di Arcevia: si tratta di centri abitati murati di impianto tre-quattrocentesco, che hanno conservato le loro peculiarità tipologiche fino ad oggi. Di seguito diamo una breve descrizione delle attrattive storico-artistiche dell’ agglomerato e della citta di ARCEVIA e cosa visitare…… 

PITICCHIO

Il castello di Piticchio, uno dei più suggestivi e meglio conservati dell’arceviese, sorge su un poggio (379 m. d’altitudine) sito a circa sette chilometri da Arcevia, in direzione Serra de’ Conti. Nominato per la prima volta nel 1223 tra i possedimenti del vescovo di Senigallia, viene sottomesso da Rocca Contrada, dopo varie distruzioni, alla fine del ‘200. Ottimamente restaurato il castello ha un impianto tipicamente quattrocentesco tutto imperniato sulle mura di cinta.

Splendido il camminamento di ronda che permette di circuitare l’intera cinta muraria, con l’ampia scarpa che caratterizza buona parte del circuito. Nella chiesa parrocchiale di S. Sebastiano si può ammirare un imponente dossale di legno intagliato e dorato (XVI sec.) su cui sono incastonate appositamente 3 tele e due tavolette, capolavori della maturità di Ercole Ramazzani (anni ’90 del ‘500).

LA STORIA DI ARCEVIA  

Conoscere Arcevia significa addentrarsi nelle vicende della preistoria e della storia antica visto che il centro e il comprensorio costituiscono una delle zone più ricche, dal punto di vista archeologico, dell’intera regione. La storia del territorio di Arcevia ben si comprende visitando la prestigiosa istituzione museale che ne custodisce i documenti materiali, il Museo Archeologico Statale. (scheda dettagliata nella pagina Cultura - Musei e Biblioteche) 

COSA VISITARE........

Itinerario Storico-Artistico

  • La visita di Arcevia può iniziare dalla poderosa cinta muraria (secc. XIII-XVI), percorribile in più punti, di cui rimangono alcuni torrioni circolari, due torrioni poligonali, e quattro delle cinque porte originarie, di cui si segnalano la Porta di S. Lucia, completamente ricostruita con la casa ed il rivellino nel 1476 e la splendida Porta di S. Agostino (1522), ricavata in una rondella tronca, con ancora la bertesca e le sedi di scorrimento del ponte levatoio, entrambe opera di maestri lombardi. Nei pressi della Porta del Sasso, oggi ridotta ad un semplice arco a tutto sesto, nell’antico borgo, si trova la chiesa di S. Francesco di Paola (1728-’30), capolavoro barocco dell’architetto locale Arcangelo Vici, dal bell’interno a croce greca, sormontato da una elegante cupola.

 

  • Risalendo si raggiunge la maggiore via cittadina, Corso Mazzini, denominato nel ‘500 “strada principale”, dove si affacciano gli edifici più importanti della città. All’inizio, muovendosi da est verso ovest, incontriamo sulla destra il Palazzo della Duchessa (1a metà sec. XVII), così detto perché fu residenza estiva di Livia della Rovere: da notare la facciata sobria ed elegante con finestroni rettangolari dell’epoca, il portale semplice in pietra serena e, all’interno, il pavimento a mattonelle romboidali, i bei portali con iscrizioni latine e, soprattutto, una splendida scala a chiocciola in pietra che collega i tre piani del palazzo. Di fronte si affaccia l’abside e il fianco del monumento religioso più importante della città: la Collegiata di S. Medardo.                  

COLLEGIATA DI S. MEDARDO  

  • Attestata sin dal 1208, la chiesa-museo reca l’insolita intitolazione di S. Medardo (VI secolo), vescovo di S. Quintino molto venerato in Francia. Dopo che Sisto V la nominò Collegiata (1585), si decise di ricostruire la chiesa in forme più grandiose. Su progetto di Michele Buti, architetto pisano, i lavori iniziarono nel 1634 sotto la direzione di Ascanio Passeri da Pergola e si conclusero nel 1644. L’imponente costruzione ha la facciata in cotto a due ordini, incompiuta, e un armonioso interno a navata unica. Qui possiamo ammirare veri e propri capolavori dell’arte: due straordinarie opere del grande artista rinascimentale Luca Signorelli,il Polittico di S. Medardo (1507) e il Battesimo di Cristo (1508); il monumentale dossale in terracotta invetriata Madonna col bambino tra i Santi Giovanni Battista e Gerolamo (1510-1513) di Giovanni della Robbia, esponente di spicco della famosa bottega fiorentina; gli arredi lignei dei maestri intagliatori Leonardo Scaglia e Francesco Giglioni, che qui operano tra il 1647 e il 1650; le numerose opere di Ercole Ramazzani, artista locale allievo di Lorenzo lotto, tra cui si segnalano il Battesimo di Cristo (1593) e il Giudizio Universale (1597), ultima opera dell’artista; alcune opere di Claudio Ridolfi il Veronese, discepolo del Barocci (sec. XVII); Madonna del Rosario con i SS. Domenico e Caterina da Siena (1642), uno dei capolavori di Simone Cantarini il Pesarese (1612-1648) allievo prediletto e ribelle di Guido Reni; una Madonna col Bambino, S. Anna, S. Giuseppe e S. Gioacchino(1529), bella tavola di Piergentile da Matelica e Venanzio da Camerino; la Croce processionale in argento del famoso orafo perugino Cesarino del Roscetto (1524-1525).

 

  • Usciti dalla chiesa si raggiunge a destra via Ramazzani fino a incontrare vicolo Fiorenzuola; da qui si scende sino a via Angelo Rocca (1545-1620) - dedicata all’agostiniano locale che fondò una delle prime Biblioteche pubbliche in Europa, l’”Angelica” di Roma - dove si erge la chiesa di S. Maria del Soccorso, costruita nel secolo XVI dai Padri Agostiniani e successivamente ceduta alle Clarisse, che tutt’ora vivono nell’attiguo monastero. La struttura è a croce latina, a tre navate, e si trova ad essere sormontata da una possente torre campanaria. Nella chiesa– restaurata in forme barocche – sono conservate opere di elevato valore artistico, come la maiolica di Fra Mattia della Robbia raffigurante l’Annunciazione di Maria (prob. 1534), i quadri di Claudio Ridolfi Immacolata concezione con S. Lucia e S. Caterina d’Alessandria (tra il 1625 e il 1640), di Ercole Ramazzani Adorazione dei magi (1577) e la Natività di Gesù, che sulla parte opposta ha incollata su tela una Madonna del Soccorso (XVI secolo), tema ricorrente nell’iconografia popolare umbro-marchigiana, opera di autore ignoto.

 

  • Ritornando indietro in Corso Mazzini, e proseguendo in direzione della piazza centrale, incontriamo sulla sinistra la splendida facciata in cotto del Palazzo Anselmi(secc. XV-XIX) - che conserva al suo interno una ricca biblioteca di autori locali e una notevole collezione pittorica di artisti del luogo - e subito dopo il Complesso di S. Francesco, attestato dalla fine del XIII secolo, quando i francescani decisero di edificare un loro convento all’interno del centro storico. Oggi rimane integra la chiesa, completamente rifatta al suo interno in stile barocchetto dall’architetto e plasticatore Lorenzo Bossi (1750), ed il chiostro del ‘400. Dell’originale costruzione romanica rimane il bel portale di pietra rosa e bianca, in cui sono da notare due piccole facce scolpite ai lati, e l’imponente campanile in pietra bianca. L’elegante interno, adorno di stucchi, conservala Vergine del Parto, importante affresco di scuola umbro-marchigiana del XIV secolo, la più antica testimonianza di pittura in Arcevia. L’intero complesso conventuale, completamente ristrutturato, diventerà il polo culturale di Arcevia (biblioteca, archivio storico e sale per mostre ed esposizioni). In alcuni locali attigui al chiostro si trova il Museo Archeologico Statale, di cui abbiamo parlato nella sezione dedicata alla storia.

 

  • Continuando si giunge alla Piazza Garibaldi, cuore del centro storico, dove prospetta il Palazzo Comunale, tra i più antichi della regione (attestato dal 1259), con il bell’arcone gotico d’ingresso e l’imponente torre merlata (36 m) con la rara scalinata interna in pietra ancora percorribile. All’interno è possibile ammirare una grande tela di Bruno d’Arcevia (2001), famoso artista neomanierista locale. Proseguendo, sulla destra, scorgiamo Palazzo Mannelli poi Pianetti, splendida costruzione tardo rinascimentale, tra le più belle della provincia, attualmente occupato dal “Circolo di lettura e forestieri”. Fatto costruire nella seconda metà del secolo XVI dal vescovo di Nocera, Girolamo Mannelli, e dal nipote Flaminio, esponenti della nobile famiglia originaria del luogo, il palazzo passò in proprietà ai marchesi Pianetti di Jesi nel ‘700. La splendida facciata severa ed elegante è adorna di un bel portale con lo stemma gentilizio. Interessante l’interno con decorazioni parietali a stucchi ed intarsi, panneggi, porte decorate e grandi camini d’epoca. Da notare nel salone d’ingresso due grandi tele a carattere mitologico di buona fattura ma di autore ignoto (sec. XVII). Bellissima, infine, la cappella gentilizia impreziosita da un’immagine baroccesca.

 

  • Pochi metri più in là, dall’altra parte della strada, ammiriamo il Palazzo dei Priori (sec. XIV), con all’interno una sala voltata dell’epoca e, annesso, il Teatro comunale Misa(sec XVII; rifatto tra il 1840 e il 1845). 

PERSONAGGI E FAMIGLIE ILLUSTRI

Andrea Vici (1743-1817)  

  • Si tratta di uno dei più importanti architetti marchigiani, nato a Palazzo di Arcevia da Arcangelo, a sua volta valente architetto. Egli lavora in un periodo di passaggio tra l’arte barocca e l’esperienza neoclassica, e questo si nota nel suo lavoro. Discepolo del Murena e del Vanvitelli, con cui lavorò alla Reggia di Caserta, ha lasciato nelle Marche notevoli opere tra le quali ricordiam Palazzo Ripanti a Jesi, la chiesa di S. Agata ad Arcevia, la chiesa del SS. Sacramento ad Offagna, Palazzo Campana ad Osimo, il Duomo di Camerino in collaborazione con Clemente Folchi, il ridisegno della Piazza e il Duomo di Treia e infine il rifacimento di 10 cappelle nella basilica lauretana. 

Fernando Palazzi (1884-1962)  

  • Grande giornalista e scrittore, collaborò con il Corriere della Sera, pubblicando varie novelle. Nel 1931 vinse il Premio Mondadori con il romanzo La Storia amorosa di Rosetta e del cavalier di Nérac.Divenne celebre per il Novissimo dizionario della lingua italiana uscito nel 1939 e ancora oggi, aggiornato dal Folena, considerato uno dei migliori vocabolari italiani. 

Giovanni Crocioni (1870-1954)  

  • Si tratta di uno dei primi e maggiori studiosi delle tradizioni popolari marchigiane. Nato a Certopiano di Arcevia nel 1870 e laureatosi a Roma con il Moroni, diventò libero docente di letteratura italiana all’Università di Bologna. Nel 1925 fondò l’Istituto Marchigiano di Scienze, Lettere ed Arti che pubblicava l’importante rivista “Rendiconti” da lui diretta. Visse parte della sua vita a Reggio Emilia, dove morì nel 1954. Tra la sua sterminata bibliografia ricordiamo alcuni testi ancora oggi punto di riferimento per gli studiosi delle tradizioni popolari e del dialett Il dialetto di Arcevia (1906), uno dei primi studi scientifici sui dialetti marchigiani, La poesia dialettale marchigiana (1934-36), la voce Il dialetto marchigiano dell’“Enciclopedia Italiana”, Il Leopardi e le tradizioni popolari (1948), La gente marchigiana nelle sue tradizioni (1952), Le tradizioni popolari nella letteratura italiana (1970; postumo). 

Ercole Ramazzani (1535 ca-1598)  

  • Importante pittore locale della Controriforma. Nato ad Arcevia intorno al 1535, visse, dal 1550 al 1552, col grande artista veneto Lorenzo Lotto, che gli insegnò i primi rudimenti della pittura. Staccatosi prematuramente dal Maestro, denotando una forte personalità e un carattere ribelle, iniziò la sua prolifica attività nelle Marche, disseminandola di moltissime opere, quasi sempre firmate. Morì ad Arcevia nel 1598. Fu eclettico interprete del manierismo toscano (Vasari) e degli artisti attivi nel cantiere lauretano (Tibaldi e Battista Franco), sempre oscillante tra semplicità e ingenuità popolaresca e simbologia e rielaborazioni colte. Dell’artista, discontinuo ma capace di guizzi geniali, segnaliam ad Arcevia il Battesimo di Cristo (1593) e il Giudizio Universale (1597); a Jesi una Circoncisione (1588) e una Madonna e Santi (1593); ad Osimo una Madonna della Cintura (1593); a Pergola un Adorazione dei Magi (1595); a Matelica una abbagliante Liberazione delle anime purganti (1586) e la splendida tela Immacolata concezione e l’albero della scienza del Bene e del Male (1573), che riprende una iconografia vasariana. 

TRADIZIONI E MANIFESTAZIONI 

  • E’ di origine antichissima il culto del Vescovo francese S. Medardo, Patrono di Arcevia: in occasione della sua festa, l’8 giugno, si celebra una messa solenne e una processione a cui partecipano tutti i devoti del paese. La domenica seguente si svolge per le vie del centro storico la Fiera di S. Medardo, allietata dalle bancarelle ricche di dolciumi, indumenti e giocattoli.

 

  • L’altro appuntamento tradizionale della città, presente dal 1930, è la Festa dell’Uva: l’ultimo week-end di settembre, tante persone si ritrovano ad Arcevia tra stands gastronomici con prodotti tipici, concerti, artigiani specializzati e, la domenica, la sfilata dei carri allegorici e i botti di chiusura.

 

  • Il primo fine settimana di agosto la Mostra mercato dell'Artigianato ravviva il centro cittadino, con gli artigiani che mostrano e vendono i loro prodotti.  

 

  • Di tutt’altro tenore è l’Anniversario dell’Eccidio di Monte S. Angelo, che si svolge a maggio (prima o seconda domenica del mese): si tratta della commemorazione della strage nazifascista avvenuta il 4 maggio 1944, quando furono trucidati alcuni partigiani e un’intera famiglia contadina. In questa occasione si celebrano una messa e un discorso solenne davanti al monumento al Partigiano, e si organizzano mostre commemorative e iniziative culturali.  

 

  • A novembre, lo splendido castello di Piticchio si ravviva con la Festa d’Autunno (S. Martino) caratterizzata dalle cantine e dagli stands gastronomici, che elargiscono castagne e vin brulè.

 

  • Da non perdere è anche la Sagra degli Asparagi di montagna(1 maggio) nel suggestivo castello di Avacelli, dove il gustoso alimento viene servito in tutte le salse: inimitabile con le tagliatelle e la frittata.
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